Giardino dei Tarocchi

Luogo: Garavicchio, Capalbio (GR)

Autore: Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely (sculture); Mario Botta (padiglione di ingresso)

Cronologia: 1980 | 1997

Itinerario: Caccia al Tesoro

Uso: Giardino delle sculture


Il Giardino dei Tarocchi è un’opera dell’artista Niki de Saint Phalle realizzata a Capalbio con l’aiuto del marito, lo scultore Jean Tinguely. Al Giardino, che si trova all’interno di una piantagione di ulivi, si accede da un padiglione d’ingresso progettato dall’architetto ticinese Mario Botta. Questo spettacolare spazio aperto è popolato da figure ispirate agli arcani maggiori dei tarocchi, in tutto 22 statue che ricordano, in forme più giocose, i “mostri” che popolano il noto parco viterbese di Bomarzo.

L’idea di lavorare alla realizzazione di un parco popolato da creature fantastiche – una sorta di personale “Giardino della Gioia” dell’artista – derivò dalla fascinazione che Niki de Saint Phalle subì nel visitare, durante un viaggio a Barcellona, il Parc Güell, opera del grande architetto catalano Antoni Gaudì. Come a Bomarzo o a Villa d’Este, lungo i viali del Giardino dei Tarocchi si incontrano mostri benevoli: tra questi, il Sole, concepito come un uccello ad ali spiegate poiché – come spiega l’artista – l’uccello è la creatura che si avvicina di più al Sole.

L’Imperatrice è una grande scultura-abitabile realizzata in figura di Sfinge, con i seni molto prominenti e piccole aperture che fungono da finestre. Al suo interno Niki ha vissuto per alcuni anni, in uno spazio interamente rivestito di frammenti di specchi composto da una camera da letto, un soggiorno, una cucina ed un bagno. Questo spazio, oltre a fungere da abitazione, divenne anche il laboratorio in cui si incontravano tutti coloro che lavoravano a questo progetto.

Il Papa è la figura dei tarocchi che rende decifrabili i misteri della vita perché guida i suoi discepoli con l’insegnamento, la meditazione e lo studio. Nell’interpretazione di Niki ha tre grandi occhi.

L’Imperatore è una scultura complessa in forma di Castello, organizzata intorno ad una corte centrale racchiusa da un loggiato sorretto da un portico. Sul retro, ricoperta di mosaico di specchi, si vede la Torre, scapitozzata da un fulmine (una scultura mobile di Jean Tinguely). Nello spazio interno dell’imperatore, una corte a cielo aperto caratterizzata da una sequenza di pilastri a forma di tronco d’albero, è più evidente la chiara discendenza di questo parco dalle architetture di Gaudì. 

Foto di Emanuele Piccardo e Archivio Qart