Cristalli di Architettura

“Costruire e non ricostruire!”: così Ponti invita l’Italia del secondo dopoguerra a rinascere indirizzandola verso una modernità solare e mediterranea, prefigurata da “L’architettura è un cristallo” (1945) e ribadita in “Amate l’Architettura” (1957).

La nuova architettura deve avere una “forma chiusa, finita e immutabile” come quella di un cristallo in natura e, implicitamente, rifiutare il modello internazionale di edificio a “scatola di vetro”, diffuso soprattutto dalla cultura americana. Ponti immagina dunque piante segmentate, i cui alzati hanno spessori sottili, traforati da curtain wall, finestrature o bucature sfaccettate a diamante; spesso, sono rivestiti da cangianti superfici di ceramica mentre il tetto si libra aereo sulla struttura sottostante.

Il grattacielo Pirelli, nato a Milano per l’omonimo gruppo industriale e oggi sede del Consiglio della Regione Lombardia, ne è l’emblema. E “cristalli” subito riconoscibili sono anche la fondazione Garzanti a Forlì, le due abitazioni al quartiere Harar-Dessiè, la chiesa dell’Ospedale San Carlo e palazzo Montedoria a Milano, villa Ercole ad Arenzano e la Concattedrale di Taranto.

    1. Grattacielo Pirelli, Milano, Gio Ponti, Pier Luigi Nervi, Arturo Danusso, 1952-61 
    2. Fondazione Garzanti, Forlì, Gio Ponti, 1954-57
    3. Quartiere Harar Dessiè, Milano, Gio Ponti, 1950-55
    4. Chiesa dell’Ospedale San Carlo e palazzo Montedoria, Milano, Gio Ponti, 1964-69
    5. Villa Ercole, Arenzano (GE), Gio Ponti, 1960
    6. Concattedrale Grande Madre di Dio, Taranto, Gio Ponti, 1964-70
    7. Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, Gio Ponti, Piero Portaluppi, Giordani Forti, 1953-61
    8. Convento del Carmelo di Bonmoschetto, Sanremo (IM), Gio Ponti, 1955-58
    9. San Francesco al Fopponino, Milano, Gio Ponti, 1958-64
    10. Palazzo Montedoria, Milano, Gio Ponti, 1963-67
    11. “Scarabeo sotto la foglia”, Malo (VI),  Gio Ponti, interni di Nanda Vigo, 1964-66